First path: to Quarto Stato, Giuseppe Pellizza da Volpedo


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3-Indagini Radiografiche sul Quarto Stato di Thierry Radelet – Radiographic analysis on Quarto Stato by Thierry Radelet


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Descrizione dal pannello di sala – Note from the panel of the museum:

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato, 1901

Aprire il Museo del Novecento con Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo significa documentare una frattura, più che non suggerire un’apertura verso ciò che si vedrà nelle sale successive. Questo quadro, terminato nel 1901, voleva celebrare gli ideali del socialismo umanitario attraverso il tema della marcia dei lavoratori e con la tecnica pittorica del divisionismo scientifico; ma segnò anche l’ultimo importante episodio, per la civiltà figurativa italiana, di opera d’arte a programma, caratterizzata della ricerca di una superiore e concomitante chiarezza di forma e di contenuto. E non solo. Con Il Quarto Stato tramonta anche una stagione nella quale il mestiere di pittore era governato dal rispettoso, quasi naturale confronto con il museo (qui, in particolare, il riferimento alla raffaellesca Scuola di Atene, il cui cartone Pellizza studiò alla Pinacoteca Ambrosiana), nella convinzione che gli stili storici segnassero una continuità non solo formale ma anche ideale tra passato e presente.

A dispetto della sua ambizione, il quadro ebbe subito una scarsa fortuna: non si aggiudicò, alla sua prima esposizione a Torino nel 1902, né l’acquisto reale (per ovvi motivi di pericolosità del soggetto) né il Premio degli Artisti; e la delusione per questi insuccessi contribuì alla profonda crisi dell’artista che sarebbe culminata nel suo suicidio di pochi anni dopo. Entrato nelle Civiche Gallerie per pubblica sottoscrizione nel 1920 quando Milano era guidata da una giunta socialista e il clima politico sembrava aprire concrete prospettive di rivoluzione, Il Quarto Stato fu, specialmente nel secondo dopoguerra, considerato alla stregua di un’opera-manifesto degli ideali della sinistra, riformista o rivoluzionaria che fosse. Gli venne così negato a lungo lo status di episodio cruciale della storia dell’arte italiana, finché non furono ristabiliti, con il restauro e la stabile esposizione dal 1980 in Galleria d’Arte Moderna, i suoi altissimi valori pittorici.

(Prof. Alessandro Negri)

Giuseppe Pellizza da Volpedo, The Fourth Estate, 1901

Opening the Museo del Novecento with The Fourth Estate by Giuseppe Pellizza da Volpedo means attesting to a divide more than preparing the visitor for what he or she is about to see in the rooms that follow. The purpose of this painting, which was completed in 1901, was to celebrate the ideals of humanitarian socialism using the theme of a procession of workers advancing and the pictorial technique of scientifically-based Divisionism; but it also marked the final important episode, for Italy’s figurative civilization, in artwork as program, thereby characterized by a search for a superior and concomitant clarity of form and content. But that was not all. The Fourth Estate also identified the end of a season in which the painter’s trade was governed by a respectful, almost natural coming to terms with the museum (here, in particular, the reference is to Raphael’s School of Athens, whose cartoon Pellizza had studied at the Pinacoteca Ambrosiana), based on the belief that historic styles traced a continuity that was not just formal but also ideal between past and present.

Notwithstanding its ambitiousness, the painting attracted little attention at the time: when it was first displayed at the 1902 Turin exhibition it was neither purchased by the royals (the subject was obviously a sensitive one) nor was it awarded the Premio degli Artisti. The great disappointment that came with these failures contributed to the artist’s deep crisis, which culminated in his committing suicide just a few years later.  After entering the Civiche Gallerie by public subscription in 1920 at a time when Milan was led by a Socialist council and the political climate seemed to be ripe for the concrete prospect of revolution, The Fourth Estate, especially in the aftermath of the Second World War, was considered to be on a par with a manifesto-painting of the ideals of the Left, whether reformist or revolutionary. Hence, for a great deal of time it was denied the status of representing a crucial episode in the history of Italian art, until its lofty pictorial values were reestablished with its restoration and permanent display at the Galleria d’Arte Moderna as of 1980.

(Prof. Alessandro Negri)

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