Umberto Boccioni

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2-“Costruzione Spiralica” Il restauro – the restoration

Crediti:

Marina Pugliese, Curator (2004)

Barbara Ferriani, Studio Barbara Ferriani conservator

Paolo Cremonesi, Cesmar 7, chemist

Antonio Iaccarino Idelson e Carlo Serino, Equilibrarte, Conservator

3-“Forme uniche nella continuità dello spazio”. Conservazione – Conservation


4-“Forme uniche nella continuità dello spazio”. Endoscopia – Endoscopy




Descrizione dal pannello di sala – Note from the panel of the museum:

Umberto Boccioni

La rivoluzione formale raccontata in questa sala testimonia bene l’accelerazione subita dall’arte moderna italiana in un ristretto volgere di anni, dal 1905 al 1916. L’autore delle opere qui raccolte, Umberto Boccioni, fu il principale artista del futurismo: ma si è voluta distinguere la sua vicenda da quella degli altri artisti che hanno aderito al movimento futurista di Filippo Tommaso Marinetti per due motivi.

Il primo motivo è l’eccezionalità, numerica e qualitativa, della selezione di opere di Boccioni conservata nel Museo del Novecento, a documento del rapporto privilegiato tra l’artista e la città. Nel capoluogo lombardo Boccioni visse dal 1908 fino alla prematura fine del 1916: vi ebbe lo studio, ottenne i suoi primi riconoscimenti, misurò il ritardo culturale con le altre capitali europee. Fu il collezionismo privato anche milanese a fare di Boccioni l’artista per eccellenza del futurismo: questo collezionismo è qui testimoniato dal lascito (1934) delle opere di proprietà di Ausonio Canavese e da quadri cruciali come Elasticità e Il Bevitore che fecero parte della collezione Jucker. E’ anche per merito delle scelte di questi coraggiosi collezionisti che il futurismo venne poi letto come una delle maggiori avanguardie.

La seconda ragion d’essere di questa sala sta nella singolarità della parabola creativa di Boccioni, fortemente impegnato ad allineare l’arte italiana alle più avanzate posizioni internazionali. Lo vediamo qui abbandonare la tradizione divisionista per tentare l’acerbo espressionismo della prima versione degli Stati d’animo; misurarsi con la lingua dei cubisti francesi per poi smarcarsene con la monumentalità cromatica di Elasticità e con la sintesi plastica delle “forme uniche”;  tentare infine, verso il 1914, un ritorno alla solidità dei volumi, e persino alla brutalità antigraziosa, del primo Picasso cubista.

(Prof. Flavio Fergonzi)

Umberto Boccioni

The formal revolution that is portrayed in this room bears accurate witness to the acceleration that modern Italian art underwent in the short period of time from 1905 to 1916. Umberto Boccioni, the author of the works assembled here, was one of Futurism’s leading figures; yet, for two specific reasons we have chosen to separate his story from those of the other artists who embraced Filippo Tommaso Marinetti’s movement.

The first of these reasons regards the exceptional nature, both numerically and qualitatively, of the selection of Boccioni’s works held here at the Museo del Novecento, which testify to this artist’s very special relationship with Milan. Boccioni lived in the Lombard capital from 1880 until his premature death in 1916: this is where he studied, where his work was first acknowledged, where he became aware of its cultural backwardness as compared to the other European capitals. Moreover, it was private Milanese collecting activity that turned Boccioni into a Futurist artist par excellence, and is shown here by the bequest (1934) of the works owned by Ausonio Canavese and by several key paintings such as Elasticità and Il Bevitore that at one time had belonged to the Jucker collection. Credit is also due to these unflinching collectors for the fact that Futurism would later be interpreted as one of the greatest avant-garde movements.

The second reason for this room concerns the uniqueness of Boccioni’s creative cycle, that of an artist who was strongly involved in bringing Italian art in line with the most advanced international positions. Here, we can see him leaving aside the Divisionist tradition to try his hand at the nascent expressionism of his earliest version of Stati d’animo; his coming to terms with the language of the French Cubists to then break away from that language through the chromatic monumentality of Elasticità and the plastic synthesis of  his “unique forms”; attempting, last of all, in around 1914, to return to the solidity of volumes, even to the ungainly brutality of Picasso’s early Cubism.

(Prof. Flavio Fergonzi)

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