Futurism

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La polemica contro il tradizionalismo culturale e il passatismo borghese in nome della modernità, lanciata da Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto del Futurismo pubblicato su “Le Figaro” il 20 febbraio 1909, viene accolta e sviluppata in arte da Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Gino Severini e Giacomo Balla, firmatari del Manifesto dei pittori futuristi e del Manifesto tecnico della pittura futurista nel febbraio e nell’aprile 1910.

Velocità, dinamismo e molteplicità dei punti di visione trasformano ogni realtà attraverso una dimensione percettiva dinamica universale, fino quasi a scomparire, come in Uomo che scende dal tram (1914) di Funi.

Al principio boccioniano di dinamismo plastico e di visione sintetica della simultaneità, si accordano La chahuteuse di Severini (1912) e il Cavaliere rosso di Carrà. Diversa, invece, è la scelta di Balla, basata sul principio della persistenza delle immagini nella retina e sulla possibilità di riproduzione ottico-schematica del movimento. La Bambina x balcone (1912) è il punto più alto della ricerca dedicata al movimento organico, che nel 1913 si incrocia con l’indagine sul movimento meccanico e sugli effetti di smaterializzazione dei corpi data dalla velocità, ben rappresentata da Automobile+velocità+luce (1913).

La meditazione sul linguaggio cubista condotta dai futuristi a partire dal 1912 appare evidente nelle nature morte di Soffici in cui la ricomposizione bidimensionale degli oggetti si staglia su fondi di piani sovrapposti dominati dall’uso del collage e nel Bohémien jouant de l’accordéon (1919) di Severini. Differente è invece la soluzione adottata da Depero e da Sironi a favore di una riconquista della riconoscibilità delle forme e del soggetto.

Nel 1915 il futurismo entra in crisi profonda e se Boccioni avvia il ripensamento del proprio linguaggio sulla lezione di Cézanne e Picasso, Carrà intraprende la ricerca dei “valori puri” per recuperare la relazione con le cose attraverso le forme concrete, come in Natura morta con squadra (1917), opera che guarda a de Chirico e alle meditazioni metafisiche.

Futurism

The controversy involving cultural traditionalism and bourgeois passéism in the name of modernity launched by Filippo Tommaso Marinetti in the Futurist Manifesto published in Le Figaro on February 20, 1909, was well-received and developed in art by Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Gino Severini and Giacomo Balla, who undersigned the Manifesto of the Futurist Painters and the Technical Manifesto of Futurist Painting in February and April 1910, respectively.

Speed, dynamism and a multiplicity of viewpoints transform every reality by way of a perceptive and dynamic universal dimension, until it almost vanishes, like in Funi’s Uomo che scende dal tram (1914).

In agreement with the Boccionian principle of plastic dynamism and a synthetic vision of simultaneousness are Severini’s La chahuteuse (1912) and Carrà’s Cavaliere rosso.  Balla instead chose something different based on the principle of the persistency of an image upon the retina, as well as on the possibility of reproducing movement optically and schematically. A high point in research dedicated to organic movement was achieved with Bambina x balcone (1912), and intersected in 1913 by interest in mechanical movement and the effects of the dematerialization of bodies caused by speed, accurately represented in Automobile+velocità+luce (1913).

In 1912 the Futurist artists also began to consider Cubist language, clearly visible in Soffici’s still lifes, where the two-dimensional recomposition of the objects stands out against backgrounds made up of overlapping levels dominated by the use of the collage technique, as well as in Severini’s Bohémien jouant de l’accordéon (1919).  A completely different solution was adopted by Depero and Sironi who both favored a return to the recognizability of forms and subject.

Nineteen fifteen marked the beginning of a deep crisis for Futurism and while Boccioni began to rethink his own language inspired by the lessons of Cézanne and Picasso, Carrà undertook a search for “pure values” aimed at recuperating a relationship with objects through concrete forms, an example being Natura morta con squadra (1917), a work that throws a glance in the direction of de Chirico and Metaphysical contemplation.


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