Giorgio Morandi

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2-Natura morta con manichino. Conservazione – Conservation

Descrizione dal pannello di sala – Note from the panel of the museum:

Giorgio Morandi

Il bolognese Giorgio Morandi rappresenta un caso unico nella pittura italiana del Novecento. Era un artista appartato, estraneo alle poetiche di sovversione del passato a lui contemporanee, e per di più caparbiamente fedele ai due generi minori del paesaggio e della natura morta: eppure gli venne riconosciuta, a partire dagli anni quaranta, una posizione di primo piano in una storia figurativa di respiro europeo, di particolare significato perché condotta negli anni dell’autarchia culturale del fascismo. Questo perché Morandi, all’interno delle costrizioni di genere e di formato che si autoimpose, seppe individuare con grande lucidità i suoi modelli. Agli esordi si ispirò alla lezione di Cézanne, e ne intuì i possibili sviluppi nel cubismo attraverso l’uso della pennellata spazialmente costruttiva, capace di cristallizzare la visione in una stasi sospesa. Riconobbe nell’esempio della pittura metafisica di de Chirico e Carrà una rivoluzione delle convenzioni rappresentative e una possibilità di ritorno alla pittura antica in termini non nostalgici ma modernamente concettuali. Durante gli anni venti e trenta trovò poi  nell’investigazione visiva di un mondo sempre uguale (gli oggetti allineati nel suo studio di via Fondazza; il paesaggio collinare di Grizzana), il modo di rappresentare la drammatica condizione di solitudine e di angoscia dell’uomo contemporaneo: e la rese in quadri spesso semplici e spogli,  violentemente materici, dalla sapiente costruzione tonale.

Fu il collezionismo privato milanese a decretare l’imporsi di Morandi nel canone dell’arte italiana moderna: questa saletta morandiana è in gran parte il frutto dell’intelligenza di collezionisti come i coniugi Jucker e Boschi – Di Stefano. Ma va qui ricordato un notevole caso di lungimiranza collezionistica pubblica perché le Civiche Raccolte d’Arte di Milano furono il primo museo ad assicurasi un quadro di Morandi (è la natura morta quasi monocroma del 1929 con il mezzo manichino di terracotta) alla Biennale di Venezia del 1930.

(Prof. Flavio Fergonzi)

Giorgio Morandi

Hailing from Bologna, Giorgio Morandi represented a unique case within the context of Italian Twentieth century painting. He was an isolated artist, alien to the contemporary poetics of a subversion of the past and moreover, obstinately loyal to the minor genres of landscape and still life. Nevertheless – from the Forties onward – he would be recognised as holding a key position in a figurative history with a broad European scope – this was of particular importance given that his artistic career had developed during the cultural autarchy of the Fascist regime. This success was a result of Morandi’s ability – within his self-imposed limits of genre and format – to identify his models with great clarity. In his early works, the artist aspired to the lesson of Cézanne, intuiting the possibility of developments within Cubism through the use of a spatially constructive brush stroke that was capable of crystallising the gaze in a suspended lull. In the metaphysical paintings of De Chirico and Carrà, Morandi would recognise a revolution in representational conventions and the possibility of a return to the painting of old-world traditions – a return that was not nostalgic, but rather modern and conceptual. During the Twenties and Thirties he would find – through a visual exploration of a constant, unchanging world (in the objects lined up in his studio on via Fondazza and the hilly countryside of Grizzana) – a way of representing the dramatic condition of solitude and the anxiety of contemporary man: rendering this sensation in works that were often simple and bare, with highly worked pictorial surfaces and a masterly tonal construction.

Private Milanese collectionism would decree Morandi’s command of the canons of modern Italian art: this intimate monographic hall dedicated to Morandi is for the most part the fruit of the intelligence of collectors such as the Jucker and Boschi – Di Stefano couples. However, here the farsightedness of the public collection must also be noted given that the Civic Art Collections of Milan would be the first museum to acquire a work by Morandi (the almost monochrome Still Life of 1929 depicting a half-bust, terracotta mannequin) from the Biennial of Venice in 1930.

(Prof. Flavio Fergonzi)

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