Focus on: Arturo Martini

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Arturo Martini

2-LA SETE – Conservazione – Conservation

Descrizione dal pannello di sala – Note from the panel of the museum:

Arturo Martini

Questa sala riunisce almeno tre tipologie distinte del lavoro di Arturo Martini, oggi unanimemente considerato il maggiore scultore del Novecento italiano.

La prima tipologia è quella della statua da esposizione, un genere che lo scultore letteralmente reinventò a partire dai primi anni venti, azzerandone il noioso sapore accademico con l’innesto di contenuti narrativi (come nella Convalescente), o attraverso inedite deformazioni e sperimentazioni di tecniche e di materiali: come nella Sete, che è una esplicita rimeditazione delle pose antiscultoree e della superficie scabrosa dei calchi in gesso degli antichi abitanti di Pompei sorpresi dall’eruzione.

La seconda tipologia, magistralmente rappresentata dal Torso di giovanetto in bronzo, è quella di opere che mettono in crisi gli statuti fondativi stessi della scultura moderna. In un frangente, il passaggio tra anni venti e trenta, in cui più acuta era l’insofferenza verso il frammento scultoreo espressivo di per sé, Martini ripropose il tema del torso ma ne capovolse l’originale ragion d’essere (il frammento come sintesi del carattere di una figura), concentrandosi invece su fatti puramente plastici (qui l’attenzione per la superficie scultorea come autonomo, fragile involucro).

La terza tipologia è quella delle statuette e dei piccoli gruppi in terracotta. In opposizione al principio classicista che voleva la scultura ancella dell’architettura, disciplinata dalla forma chiusa, Martini scatenò la sua inventiva in liberissime creazioni di sapore letterario: dove il tempo del racconto, spesso un “qui e ora” sentimentale o ironico, era ribadito dalla qualità della modellazione, rapida e anticonvenzionale.

(Prof. Flavio Fergonzi)

Arturo Martini

This hall brings together at least three distinct typologies in the oeuvre of Arturo Martini, who today, is unanimously considered as the most important Italian sculptor of the Twentieth Century.

The first typology is that of the statue for exhibition, a genre that the sculptor literally reinvented in the early years of the Twenties, eradicating that tiresome academic style grafted on narrative content (as can be seen in the Convalescente), or through the novel use of deformations and technical or material experiments: in Sete(Thirst) – an explicit re-interpretation of the anti-sculptural poses and rough surfaces of the plaster casts of the ancient inhabitants of Pompei, surprised by the eruption.

The second typology, with its masterly representation in Torso di giovanetto (Bust of a youngster) in bronze, is that of the works which throw the founding standards of modern sculpture into crisis. At this juncture in the passage between the Twenties and the Thirties, when intolerance for the sculptural fragment’s expressive potential in itself was at its most acute, Martini re-proposes it with the theme of the sculptural bust. However, he overturns its original raison d’être (the fragment as a synthesis of the character of a figure), concentrating rather on purely sculptural elements – and here we find the focus is on the sculptural surface as an autonomous, fragile sheath.

The third typology consists of his group statuettes in terracotta. In contrast to the classicist ideal that saw the role of sculpture as being that of a servant to architecture, Martini unleashed his invention in supremely free creations with a taste for narrative: creations in which the time of the story – often a “here and now” laced with sentimentality, or ironic caricatures – was reinforced by the quality and rapid, unconventional nature of his modelling.

(Prof. Flavio Fergonzi)

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