Focus on: Lucio Fontana

1-Guarda lo Slideshow – Look at the Slideshow

This slideshow requires JavaScript.

2-Guarda il PDF – PDF Viewer Soffitto Fontana

Download: Soffitto Fontana

Descrizione dal pannello di sala – Note from the panel of the museum:

Lucio Fontana

L’attività di Lucio Fontana è sempre stata profondamente legata a Milano: negli anni tra le due guerre, e ancora di più nel secondo dopoguerra, Fontana dedica una parte importante della sua attività alla collaborazione attiva con gli architetti. Non si tratta solo del tradizionale inserimento a posteriori di elementi scultorei o in rilievo nello spazio architettonico, ma della progettazione di interventi ambientali organici all’architettura e alla realtà urbana.

Pur escludendo i progetti non realizzati e quelli temporanei per fiere o triennali, cospicua e diramata nel tempo e nei modi è la presenza degli interventi di Fontana nel territorio milanese ancora oggi visibili. Tra gli altri si ricordano la Giustizia tra il potere legislativo e il potere esecutivo presso il Palazzo di Giustizia (1938-39), il Concetto Spaziale per il condominio di via S. Zaccaria (1951-52), l’Assunta e la Deposizione in Duomo (1955) e infine la Minerva all’Università Statale (1956). Senza dimenticare le tombe realizzate presso il Cimitero Monumentale nell’arco di quasi trent’anni (1928-1954).

Fontana trasforma gli spazi abitativi o funzionali in situazioni ambientali unitarie. Tali esiti, tra i più alti delle sue ricerche formali del dopoguerra, sono ben rappresentati dalle due opere installate nel Museo del Novecento: il Soffitto spaziale realizzato per la sala da pranzo dell’Hotel del Golfo a Procchio (Isola d’Elba) nel 1956 con l’architetto Borsani, e l’eccezionale Luce spaziale. Struttura al neon per la IX Triennale di Milano (1951), un grande arabesco di luce fluorescente.

Nel 1961 Fontana realizza grandi tele a olio dedicate a Venezia – una sorta di interpretazione fantastica della città – che espone a Venezia nella mostra “Arte e Contemplazione” (luglio-ottobre 1961) e alla Martha Jackson Gallery di New York nel novembre-dicembre dello stesso anno. Tale esperienza lo spinge a tentare nel 1962 un’analoga interpretazione di New York – qui documentata dal trittico Concetto spaziale. New York – attraverso lastre di rame graffiate e trinciate.

Aspirando al superamento di qualsiasi distinzione operativa e disciplinare, come auspicato nel Manifiesto Blanco del 1946 e chiarito nei Manifesti dello Spazialismo – in particolar modo in quello tecnico del 1951 –, alla fine del 1949 Fontana realizza i primi “buchi”, cioè i Concetti spaziali monocromi in cui la superficie della tela è violata da sequenze di fori: segni fisici che aprono una dimensione infinita di vuoto e spazio e, concettualmente, sono la progettazione di una dimensione altra. Fontana procede gradualmente verso un’accentuazione della ricchezza della materia cromatica con l’inserimento di porporina, “pietre” vitree in costellazioni e concrezioni materiche e informi con l’effetto di un’allusività siderea, fino a esiti baroccheggianti tra 1954 e 1957: la “forma barocca” si apre in un vorticare libero che dinamizza il rapporto segno-materia, come in alcuni Concetti spaziali qui esposti.

Parallelamente Fontana inserisce nelle proprie tele ampie superfici dalla forma rettangolare o trapezoidale unite a un abbassamento cromatico – come possiamo vedere nel Golgotha (1954), in La notte (1956) e nel Concetto spaziale (1956) assimilabile alla serie delle Tavole di Mosé – che lo conduce ai cosiddetti Gessi (1954-58), ciclo di tele forate a grandi campiture opache e uniformi stese a pastello, di cui fa parte anche La bara del marinaio (1957): la rigorosa “riduzione” formale e il ritorno al carattere più mentale della sua ricerca, unitamente alle velature e al tonalismo del colore, preludono ai “tagli” delle prime Attese del 1958-59, così come allo straordinario Concetto spaziale del 1959 qui esposto.

Lucio Fontana

The artistic career of Lucio Fontana has always been strongly linked to Milan. During the period between the two wars, and especially after World War II, Fontana dedicated an important part of his artistic activity to collaborations with architects. This collaboration did not involve the inclusion of sculptural or relief elements in the architectural space a posteriori, as dictated by tradition, but consisted rather in the creation of planned interventions that contributed to the organic environments of an urban architectural reality.

Even excluding his projects that were never realised or those temporary installations for trade fairs and triennial exhibitions,  Fontana’s intervention on the Milanese territory was conspicuous and proliferated over time through various channels – many of which are still visible today

Amongst others we recall Giustizia tra il potere legislativo e il potere esecutivo at the Courts of Justice (1938-39), Concetto Spaziale for the residential block in via S. Zaccaria (1951-52), l’Assunta and la Deposizione at the Cathedral (1955) and finally the Minerva at L’Università Statale (1956). Without omitting the tombs created for the Cimitero Monumentale over a period of almost thirty years (1928-1954).

Fontana transformed domestic and functional spaces into homogenous environmental dimensions. These breakthroughs, amongst the most important outcomes of his formal studies during the post-war era, are represented in the Museo del Novecento by two exceptional works: the Soffitto spaziale (Spatial Ceiling) created for the dining room of the Hotel del Golfo on Procchio (The Island of Elba) in 1956 in collaboration with the architect Borsani, and the extraordinary Luce spaziale. Struttura al neon – a large arabesque of fluorescent light, created for the Ninth Triennial in Milan (1951).

In 1961 Fontana realised particularly large canvases dedicated to Venice. These works embodied a dreamy interpretation of the city and were presented at the exhibition “Arte e Contemplazione” (July-October 1961) and at the Martha Jackson Gallery in New York in November-December of the same year. Here, three exemplary works from the series Concetto spaziale, New York – composed of scratched and cut copper panels – show how his previous experience had induced the artist to attempt a similar interpretation of New York (1962).

Fontana aspired to go beyond the limits of methodology and genre related distinctions – as he asserted in the Manifiesto Blanco of 1946, further clarified in the Manifesti dello Spazialismo, and finally confirmed in the technical manifesto of 1951 – and it was this aspiration that led him to create the first Buchi at the end of 1949: those monochrome Concetti spaziali in which the surface of the canvas was violated by inconsistent sequences of punctures: physical marks that opened up an infinite dimension of void and space that, conceptually speaking, represented the yet another dimension. Gradually Fontana advanced towards his exaltation of the richness in the coloured material itself. Applying constellations of glitter, glass “stones” and sculptural deposits to the support, he arrived at an effect of sidereal allusion. These elements were further developed in his Baroque experiments of 1954 -1957: as we see in the Baroque Concetti spaziali on display here, this “baroque form” was embodied by loose swirls which imbued the rapport between the artist’s mark and the material with a dynamic force. Concurrently, Fontana began to insert broad rectangular and trapezoidal areas of muted colour into his works – this aspect is visible in three works – Golgotha (1954), La notte (1956) and Concetto spaziale (1956) – which can be assimilated into the series of the Tavole di Mosè. It would be this passage that led Fontana to his creation of the Gessi (1954-1958) series: in a cycle of punctured canvases displaying broad, uniformly opaque sweeps of pastel, witnessed here by La bara del marinaio (1957). This rigorous “reduction” of form and his return to an increasingly conceptual approach, together with the veiled tonalism of the colour used, foreshadowed the Tagli (Cuts) of the first Attese (1958-1959), which we see here in the exceptional Concetto spaziale of 1959.

Advertisements