Piero Manzoni and Azimuth

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2-Piero Manzoni – UOVO. Conservazione – Conservation

Descrizione dal pannello di sala – Note from the panel of the museum:

Piero Manzoni e Azimuth

Fontana, lo spazialismo e il movimento nucleare di Enrico Baj, Sergio Dangelo e Joe Colombo costituiscono un irrinunciabile riferimento per le nuove tendenze artistiche che, alla fine degli anni cinquanta, riprendono propositivamente gli spunti delle avanguardie dada-costruttiviste, in reazione al soggettivismo dell’informale. Nel 1957 la Galleria Apollinaire di Guido Le Noci presenta la prima mostra dei monocromi blu di Yves Klein, che vengono individuati come unica alternativa possibile alla “tabula rasa” nell’ultimo manifesto dei nucleari, firmato, tra gli altri, dallo stesso Klein e dal ventiquattrenne Piero Manzoni.

Dal sodalizio tra Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi e Vincenzo Agnetti, prende forma la rivista “Azimuth”, che, pur esaurendo il proprio corso nel giro di pochi mesi tra il 1959 il 1960, è un documento estremamente interessante per cogliere le dinamiche iniziali della neoavanguardia artistica e letteraria milanese.

Parallelamente alla rivista Manzoni e Castellani gestiscono un piccolo spazio espositivo, la Galleria Azimut: nel dicembre del 1959 vi espongono i principali rappresentanti delle nuove ricerche spaziali e ottico-cinetiche: Dadamaino, Enzo Mari, Manfredo Massironi e gli artisti del Gruppo T; e nel gennaio del 1960 — nella collettiva La nuova concezione artistica, documentata dal secondo e ultimo numero di “Azimuth” — Klein e gli artisti del Gruppo Zero di Düsseldorf.

Fino alla sua prematura scomparsa nel 1963, Manzoni porterà avanti la propria ricerca in modo sempre più drastico e paradossale, mettendo in crisi tutti i presupposti della tradizione artistica pittorica e oggettuale. Le sue operazioni anticipano, insieme a quelle di Klein e dei new dada statunitensi, le successive evoluzioni dell’arte concettuale e di comportamento. Mentre la tensione interna delle opere di Castellani (poi articolate anche in spazi angolari o nell’ambiente) sviluppa con estremo rigore formale e ideologico la dialettica spaziale di Fontana.

(Prof. Giorgio Zanchetti)

PIERO MANZONI AND AZIMUTH

Fontana, Spatialism and the nuclear movement of Enrico Baj, Sergio Dangelo and Joe Colombo constitute an unavoidable reference  for new artistic trends that – in reaction to the subjectivity of Informal art, towards the end of the Fifties – re-propose a novel interpretation of the breakthroughs of the Dada-Constructivists during the Avant-garde era. In 1957 the Galleria Apollinaire of Guido Le Noci presented the first exhibition of the monochrome works in blue by Yves Klein, identifying them as the only alternative to the blank surfaces (or tabula rasa) of the last manifesto by the Nuclearists, signed by Klein himself and the twenty-four year old Piero Manzoni, amongst others.

From the association between Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi and Vincenzo Agnetti, the journal “Azimuth” was born, and even if the publication ran its course in only a few months between the end of 1959 and beginning of 1960, it remains a document of great significance in the understanding of those early dynamics presented by both the literary and artistic Neo Avant-garde in Milan.

In Parallel to the activity of “Azimuth”, Manzoni and Castellani managed a small exhibition space known as the Galleria Azimut. In December 1959 they exhibited the foremost protagonists of these new spatial and optical-kinetic fields including works by Dadamaino, Enzo Mari, Manfredo Massironi and the artists of Gruppo T; while in January of 1960 – as part of the collective show “La nuova concezione artistica” (The new artistic perception”), documented in the second number of “Azimuth” – they included Klein and the artists of Gruppo Zero from Düsseldorf.

Until his premature death in 1963, Manzoni directed his studies towards an increasingly drastic and paradoxical style, questioning all assumptions linked to the object-bound pictorial tradition. His works, together with those of Klein and the new American Dadaists, anticipated the subsequent evolutions of Conceptual and Performance art. In the meanwhile, the internal tensions of Castellani’s surfaces (later articulated in corner spaces and other environments) continued to develop along the lines of Fontana’s spatial dialectic, according to an extreme formal and ideological rigour.

(Prof. Giorgio Zanchetti)

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